Glaciazione weichseliana

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L'Europa durante le glaciazioni Weichsel e Würm.

"Glaciazione weichseliana" (anche conosciuta come Weichseliano, glaciazione Vistuliana[1] o Weichsel[2] ) è il nome che si dà all'ultimo periodo glaciale e alla glaciazione associata in Europa settentrionale. Nell'area alpina, corrisponde alla glaciazione Würm. Era caratterizzata da una vasta calotta di ghiaccio che si estendeva dai Monti scandinavi alla costa est dello Schleswig-Holstein, alla Marca di Brandenburgo e alla Russia nord-occidentale.

Nell'Europa settentrionale si tratta del più recente dei periodi glaciali dell'era glaciale pleistocenica. Il precedente periodo caldo in questa regione fu l'interglaciazione Riss-Würm. L'ultimo periodo freddo è iniziato circa 115 000 anni fa e si è concluso 11 700 anni BP. La sua fine corrisponde alla fine dell'epoca pleistocenica e inizio dell'Olocene. Il nome di glaciazione weichseliana fu dato dal geologo tedesco Konrad Keilhack.

In altre regioni, le glaciazioni dell'ultimo periodo glaciale sono note con altri nomi: Würm nell'arco alpino, glaciazione Devensiana nelle Isole britanniche e glaciazione del Wisconsin in Nordamerica[3][4].

Sviluppo della glaciazione[modifica | modifica wikitesto]

Weichseliano antico e medio[modifica | modifica wikitesto]

La calotta glaciale fennoscandiana della glaciazione weichseliana crebbe su ghiacciai di montagna fatti da piccoli campi di ghiaccio e cappe di ghiaccio nei Monti scandinavi. La glaciazione iniziale venne iniziata da correnti umide provenienti dall'Oceano Atlantico che si scontrarono con alte montagne, in modo simile ai campi di ghiaccio della Andina Patagonia[5].

Alcuni autori sostengono che parte della costa norvegese fosse molto probabilmente libera da ghiaccio durante gran parte del periodo Weichseliano precedente l'ultimo massimo glaciale[6].

Fra 38 000 e 28 000 anni fa, vi fu un periodo relativamente temperato in Fennoscandia chiamato "interstadiale Ålesund", dal nome del comune di Ålesund in Norvegia dove l'esistenza del periodo venne stabilita per la prima volta grazie a fossili di conchiglie locali[7].

Massima estensione glaciale[modifica | modifica wikitesto]

     Massima estensione del ghiaccio (stadio di Brandeburgo) durante il Weichseliano nel nord della Germania (linea rossa).
     Massima estensione della precedente glaciazione saaliana (linea gialla).
NB: Le linee di costa sono quelle moderne; durante il periodo Weichseliano esse erano diverse, in quanto il livello del mare era più basso.

La crescita della cappa di ghiaccio fino al suo ultimo massimo glaciale iniziò dopo periodo interstadiale Ålesund[8].

Questa venne accompagnata dalla migrazione dello spartighiaccio dai Monti scandinavi verso est, il mar Baltico e l'attuale Svezia. Con l'accrescimento delle calotte di ghiacci in Europa settentrionale prima dell'Ultimo massimo glaciale, le calotte fennoscandiane si fusero 24 000 anni BP con la calotta che stava screscendo su mare di Barents e, circa mille anni dopo, con la calotta delle Isole britanniche. A questo punto, la calotta fennoscandiana formava parte del più vasto complesso di calotte chiacciali dell'Eurasia: una massa di ghiacci contigui che si estendeva dall'Irlanda alla Novaja Zemlja[9].

Le parti centrali della calotta di ghiaccio di Weichsel erano sotto il punto di fusione, sia sulla superficie del ghiacciaio che sotto, durante i periodi di massima estensione. Ciò significa che in aree come la Svezia nordorientale e la Finlandia settentrionale, i depositi preesistenti sfuggirono all'erosione del ghiacciaio rimanendo ben conservati[10]. Anche durante i periodi di massima estensione, la calotta di ghiaccio terminava a levante su un terreno in leggera salita, per cui i fiumi venivano drenati dal fronte del ghiacciaio, andando a formare grandi laghi proglaciali.

L'estensione glaciale massima è stata raggiunta per la prima volta 22 000 anni BP, col confine meridionale della calotta glaciale che arrivava in Danimarca, Germania e Polonia occidentale. In Polonia orientale, Lituania, Bielorussia e nell'Oblast di Pskov in Russia, la calotta glaciale raggiunse la sua massima estensione verso 19 000 anni BP. Nella Russia nordoccidentale, il maggiore avanzamento del ghiacciaio si è verificato 17 000 anni BP.

Deglaciazione fino al Dryas recente[modifica | modifica wikitesto]

Il margine della calotta iniziò a retrocedere in Danimarca (tranne a Bornholm) verso i 22 000-17 000 anni BP, la Germania, la Polonia e la Bielorussia erano libere dai ghiacci verso 16 000 anni BP. L'estensione dei ghiacciai si stabilizzò solo nel Dryas recente, quando la maggio parte di Götaland, Gotland, tutti gli stati baltici e la costa sud-est della Finlandia erano anche libere dai ghiacci così come, in Russia, il lago Ladoga, lago Onega, la penisola di penisola di Kola ed il mar Bianco.

Durante il periodo di deglaciazione, l'acqua del disgelo formò numerosi esker e sandur. Nel centro di Småland ed a sud di Östergötland, parte dell'acqua della deglaciazione venne diretta attraverso una serie di canyon[11].

Deglaciazione finale[modifica | modifica wikitesto]

Quando il ritiro dei ghiacci riprese, la calotta di ghiaccio si concentrò sempre più sulle montagne scandinave (aveva lasciato la Russia 10 600 anni BP e la Finlandia 10 100 anni BP). Un ulteriore ritiro portò la calotta di ghiaccio a concentrarsi sue due aree delle montagne scandinave: una parte nella Norvegia meridionale e un'altra a cavallo fra la Svezia settentrionale e la Norvegia. Queste due calotte sono state collegate per un certo periodo. Il collegamento costituiva un'importante barriera di drenaggio che formava vari grandi ed effimeri laghi coperti di ghiaccio. Circa 10 100 anni BP il collegamento era scomparso e lo stesso avvenne anche la calotta nella Norvegia meridionale circa mille anni dopo. L'area ghiacciata settentrionale rimase qualche centinaio di anni in più, tanto quanto le montagne orientali del Sarek ospitarono l'ultimo residuo della calotta glaciale fennoscandiana verso 9 700 anni BP[12]. Il ritiro della calotta di ghiaccio verso i Monti scandinavi fu dissimile al periodo in cui la calotta era limitata alle montagne in quanto lo spartighiaccio rimaneva più a valle, mentre la massa di ghiaccio si concentrava ad ovest.

Il Mar Baltico, con la sua acqua salmastra unica, è il risultato del disgelo della glaciazione Weichsel che venne a combinarsi con l'acqua salata del Mar del Nord, quando gli stretti tra Svezia e Danimarca si aprirono. Inizialmente, quando il ghiaccio riprese a fondersi circa 10 300 anni fa, l'acqua del mare riempì l'area depressa isostaticamente, una temporanea incursione marina che i geologi chiamano Mar Yoldia. Poi, quando la ripercussione isostatica post-glaciale sollevò la regione circa 9 500 anni fa, il bacino più profondo del Baltico divenne un lago d'acqua dolce che, nei contesti paleologici è chiamato Lago Ancylus, il quale è identificabile nella fauna d'acqua dolce trovata nelle carote di sedimenti. Il lago fu riempito dal deflusso glaciale, ma poiché il livello globale del mare continuava a salire, l'acqua salata di nuovo fece breccia circa 8 000 anni fa, formando il Mar Littorina[13], il quale fu seguito da un'altra fase di acqua dolce prima che si stabilisse l'attuale sistema marino-salmastro.

Rimbalzo post-glaciale[modifica | modifica wikitesto]

Il Mar Littorina verso 7 000 anni BP.

Il rimbalzo post glaciale dovuto al disgelo si rifletté sulle linee di costa nel mar Baltico e in altre masse d'acqua vicine.[15] L'innalzamento delle terre è stato maggiore nell'Höga kusten ed la linea di costa residua a 286m, a Skuleberget, è il punto più alto del pianeta ad essere stato innalzato da un rimbalzo post glaciale[16]. A nord dell'Höga kusten, a Furuögrund, al largo di Skellefteå, vi è la zona che si innalza col ritmo più elevato, con un valore di circa 9 mm/anno[17][18]. Si pensa che il rimbalzo post glaciale in corso sia dovuto alla separazione del Golfo di Botnia in un'ansa di mare a sud ed un lago a nord al Norra Kvarken circa 2 000 anni fa[19]. Il rimbalzo post glaciale ha messo alla luce valli sottomarine, come per l'arcipelago di Stoccolma[20][21].

A causa della deglaciazione, il tasso di rimbalzo post-glaciale nel golfo di Kandalaksha è variato. Dal momento in cui il Mar Bianco è stato collegato agli oceani lungo la costa meridionale del golfo, ha totalizzato 90 m. Nell'intervallo tra 9 500 e 5 000 anni fa, il tasso di sollevamento era di 9–13 mm/anno. Prima del periodo di elevazione del periodo atlantico, il tasso di sollevamento era diminuito a 5-5,5 mm/anno, per poi salire brevemente prima di arrivare all'attuale tasso di 4 mm/anno[22].

Suddivisioni del Weichseliano[modifica | modifica wikitesto]

La Terra nel suo ultimo massimo glaciale[23].

Circa 115 000 anni fa le temperature medie calarono sensibilmente e le specie boschive che vivevano in un clima mite si spostarono. Questo significativo punto di svolta nelle temperature medie ha segnato la fine del periodo interglaciale Eemiano e l'inizio del Weichseliano. È diviso in tre sottoperiodi, basate sulle variazioni di temperatura: il Weichseliano antico[24], il Weichseliano pleniglaciale[25] e il Weichseliano finale. Durante il periodo, vi erano frequenti variazioni importanti nel clima nell'emisfero settentrionale, il cosiddetto evento Dansgaard-Oeschger.

A seguito dell'ultimo periodo di clima freddo, il Dryas recente, la glaciazione weichseliana terminò con un brusco innalzamento della temperatura, verso 9660 ± 40 BC. Questo segnò l'inizio del periodo interglaciale attuale, l'Olocene.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal nome del fiume polacco Vistola, in tedesco Weichsel
  2. ^ Whittow, John (1984). Dictionary of Physical Geography. London: Penguin, 1984, p. 580. ISBN 0-14-051094-X.
  3. ^ F.J. Monkhouse Principles of Physical Geography, London: University of London Press, 1970 (7th edn.), p. 254. SBN 340 09022 7
  4. ^ Whittow, John (1984). Dictionary of Physical Geography. London: Penguin, 1984, p. 265. ISBN 0-14-051094-X.
  5. ^ (EN) Ola Fredin, Glacial inception and Quaternary mountain glaciations in Fennoscandia, in Quaternary International, 95-96, 2002-09, pp. 99–112, DOI:10.1016/s1040-6182(02)00031-9. URL consultato il 1º giugno 2018.
  6. ^ (EN) Jan Mangerud, Steinar Gulliksen e Eiliv Larsen, A Middle Weichselain ice-free period in Western Norway: the Ålesund Interstadial, in Boreas, vol. 10, nº 4, 16 gennaio 2008, pp. 447–462, DOI:10.1111/j.1502-3885.1981.tb00508.x. URL consultato il 1º giugno 2018.
  7. ^ (EN) Jan Mangerud, The Early and Middle Weichselian in Norway: a review, in Boreas, vol. 10, nº 4, 16 gennaio 2008, pp. 381–393, DOI:10.1111/j.1502-3885.1981.tb00500.x. URL consultato il 1º giugno 2018.
  8. ^ (EN) Eiliv Larsen, Ola Fredin e Astrid Lyså, Causes of time-transgressive glacial maxima positions of the last Scandinavian Ice Sheet (PDF), in Norwegian Journal of Geology, 8 agosto 2016, DOI:10.17850/njg96-2-06. URL consultato il 1º giugno 2018.
  9. ^ (EN) Henry Patton, Alun Hubbard e Karin Andreassen, Deglaciation of the Eurasian ice sheet complex, in Quaternary Science Reviews, vol. 169, 2017-08, pp. 148–172, DOI:10.1016/j.quascirev.2017.05.019. URL consultato il 1º giugno 2018.
  10. ^ (EN) P. Sarala, Weichselian stratigraphy, geomorphology and glacial dynamics in southern Finnish Lapland (PDF), in Bulletin of the Geological Society of Finland, vol. 77, nº 2, 2005-12, pp. 71–104, DOI:10.17741/bgsf/77.2.001.
  11. ^ (EN) M. Olvmo, Glaciofluvial canyons and their relation to the Late Weiochselian deglaciation in Fennoscandia, in Zeitschrift für Geomorphologie, vol. 36, nº 3, 1992, pp. 343–363.
  12. ^ Arjen P. Stroeven, Clas Hättestrand e Johan Kleman, Deglaciation of Fennoscandia, in Quaternary Science Reviews, vol. 147, 2016-09, pp. 91–121, DOI:10.1016/j.quascirev.2015.09.016. URL consultato il 1º giugno 2018.
  13. ^ Gerold Wefer, Climate Development and History of the North Atlantic Realm, Springer, 2002, pp. 217–219, ISBN 3-540-43201-9.
  14. ^ (EN) Kristina Espmark, A scientific outsider: Astrid Cleve von Euler and her passion for research (PDF), in M. Kokowski (a cura di), 2nd ICESHS, The Global and the Local: The History of Science and the Cultural Integration of Europe., Cracovia, 2006.
  15. ^ Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, N.O. Holst (1899), Ernst Antevs (1921) e Astrid Cleve (1923) proposero la cosiddetta teoria dell'oscillazione, che sostiene che il livello del suolo oscillò su e giù "come un pendolo che perde momento" dopo la deglaciazione. La società Geologiska föreningen espulse Cleve per il suo sostegno a questa teoria una volta che venne screditata[14].
  16. ^ Mikael Berglund, The highest postglacial shore levels and glacio‐isostatic uplift pattern in northern sweden, in Geografiska Annaler: Series A, Physical Geography, vol. 94, nº 3, 2012-09, pp. 321–337, DOI:10.1111/j.1468-0459.2011.00443.x.
  17. ^ Ågren, J. and Svensson, R., 2006. Land uplift model and system definitions used for the RH 2000 adjustment of the Baltic levelling ring. The 15th General Meeting of the Nordic Geodetic Commission, Copenhagen, 29 May–2 June 2006, 1–9
  18. ^ (EN) J. L. Davis, J. X. Mitrovica e H.-G. Scherneck, Investigations of Fennoscandian glacial isostatic adjustment using modern sea level records, in Journal of Geophysical Research: Solid Earth, vol. 104, B2, 10 febbraio 1999, pp. 2733–2747, DOI:10.1029/1998jb900057. URL consultato il 1º giugno 2018.
  19. ^ Matti Tikkanen e Juha Oksanen, Late Weichselian and Holocene shore displacement history of the Baltic Sea in Finland, in FENNIA, vol. 180, nº 2, Helsinki, 2002. URL consultato il 1º giugno 2018.
  20. ^ (EN) Karna Lidmar-Bergströrm, Relief and saprolites through time on the Baltic Shield, in Geomorphology, vol. 12, Elsevier, 1995, pp. 45–61.
  21. ^ (EN) Ulf Sporrong, The Scandinavian landscape and its resources, in Knut Helle (a cura di), The Cambridge History of Scandinavia, nº 1, Cambridge University Press, 2003, p. 37.
  22. ^ (EN) F. A. Romanenko e O. S. Shilova, The postglacial uplift of the Karelian Coast of the White Sea according to radiocarbon and diatom analyses of lacustrine-boggy deposits of Kindo Peninsula, in Doklady Earth Sciences, vol. 442, nº 2, 2012-02, pp. 242–246, DOI:10.1134/s1028334x12020079. URL consultato il 1º giugno 2018.
  23. ^ (EN) Thomas J. Crowley, Ice age terrestrial carbon changes revisited, in Global Biogeochemical Cycles, vol. 9, AGU - American Geophysical Union, 1995. URL consultato il 1º giugno 2018.
  24. ^ J.R. Dodson (a cura di), Changing climates, earth systems and society, in Earth Systems and Society, New York-Londra, Springer, 2010, p. 173, ISBN 978-90-481-8716-4, OCLC 676697499.
  25. ^ (EN) Wolfgang, Schirmer, Quaternary field trips in Central Europe, International Union for Quaternary Research, XIV International Congress, vol. 1, Berlino, Pfeil, 3-19 agosto 1995, p. 375, ISBN 978-3-923871-91-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Thomas Litt, Karl-Ernst Behre, Klaus-Dieter Meyer, Hans-Jürgen Stephan e Stefan Wansa, Stratigraphische Begriffe für das Quartär des norddeutschen Vereisungsgebietes, in T. Litt im Auftrag der Deutschen Stratigraphischen Kommission (a cura di), Stratigraphie von Deutschland - Quartär. Special issue. Eiszeitalter und Gegenwart/Quaternary Science Journal, 56, No. 1/2, E. Schweizerbart’sche Verlagsbuchhandlung (Nägele und Obermiller), 2007, pp. 7–65, DOI:10.3285/eg.56.1-2.02, ISSN 0424-7116 (WC · ACNP).
  • (DE) H. Liedtke e J. Marcinek, Physische Geographie Deutschlands, Gotha, Justus Perthes Verlag, 1995, ISBN 3-623-00840-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]