Battaglia di Eluet El Asel

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Battaglia di Eluet El Asel
Data19 dicembre 1941
LuogoEluet El Asel, Libia
Esitovittoria britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
400 Carabinieri Reali paracadutisti-
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La battaglia di Eluet El Asel fu uno scontro minore della più ampia campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale: il 19 dicembre 1941 quattrocento Carabinieri Reali paracadutisti furono chiamati a istituire un caposaldo ad Eluet El Asel per proteggere la ritirata delle truppe italo-tedesche dell'Afrika Korps, ingaggiando un duro combattimento contro i reparti britannici inseguitori.

La battaglia[1][modifica | modifica wikitesto]

La ritirata del Deutsches Afrikakorps, incalzato dall'8ª Armata britannica del generale Claude Auchinleck ormai da tre mesi, mirava ad evitare di rimanere bloccati a Sollum e Bardia. Nell'ambito di questa azione il 14 dicembre 1941 fu ordinato al battaglione dei carabinieri comandati dal maggiore Edoardo Alessi di attestarsi a Eluet El Asel, un bivio a pochi chilometri a sud di Berta (Gubba), e resistervi ad oltranza fino al passaggio di tutti i reparti italo-tedeschi.

All'alba del 19 dicembre avviene l'aggancio con il nemico: una pattuglia di esplorazione britannica è inviata a saggiare la reazione dei difensori che ne neutralizzano l'azione. Ne segue un violento scontro di artiglieria, ma non è che l'inizio poiché rapidamente sopraggiungono i reparti corazzati contro i quali i carabinieri non possono opporre che 6 cannoni controcarro da 47/32, granate Passaglia, bombe a mano e tanto coraggio.

Dopo una giornata di duri combattimenti, a sera giunge l'ordine di sganciarsi per una parte dei carabinieri che si avviano lungo la Via Balbia in direzione di Agedabia incontrando colonne di veicoli italo-tedesche bloccate dagli inglesi già attestatisi a Lamluda. Il maggiore Alessi riesce ad eliminare il caposaldo consentendo alla colonna di defluire.

I tre plotoni (40 uomini guidati dai tenenti Mollo, Solito e Grippo) rimasti ad Eluet El Asel per proteggere la ritirata dei commilitoni, continuarono a battersi senza risparmio. Di questi sopravvissero solo in 23. Il loro sacrificio consentì, però, il ripiegamento del grosso dell'Africa Korps.

Radio Londra il 28 dicembre 1941 così rese onore agli avversari: "i Carabinieri si sono battuti come leoni; mai i reparti inglesi avevano incontrato in Africa una resistenza così accanita".

I 23 sopravvissuti di Eluet El Asel, insieme ad altri soldati rimasti isolati durante i combattimenti, trovarono rifugio nei villaggi arabi lungo la Via Balbia e non mancarono di osservare i movimenti dei nemici cogliendo ogni occasione per mettere in atto azioni di guerriglia e sabotare le strutture militari inglesi. Si preoccuparono anche di difendere i coloni italiani ormai in balia delle razzie dei predoni arabi e delle violenze dalla truppe britanniche.

La loro attesa durò fino al 6 febbraio 1942 quando una efficace controffensiva dell'Afrika Korps riuscì a riconquistare l'area.

A questo punto i pochi superstiti del Battaglione Carabinieri paracadutisti furono chiamati a costituire i nuclei delle caserme dell'Arma che continuarono a funzionare per garantire l'ordine pubblico anche sotto il comando inglese dopo la sconfitta.

Il 14 giugno 1964 alla Bandiera del Battaglione paracadutisti venne concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare a cui si aggiungono cinque medaglie d'argento e sei di bronzo al Valor Militare individuali. Le cinque medaglie d'argento furono conferite ai carabinieri Giulio Amadei, Mario Benna Zenit, Luca Caravaggi Mazzon, Antonio Celi e Alfredo Madau.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Cursi, I leoni del deserto. Storia del primo battaglione paracadutisti carabinieri reali 1940-1942, Chillemi, 2014, ISBN 9788896522493. URL consultato il 30 settembre 2017.

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